NADÁR SOLO: E’ SOLO UN VIAGGIO

Una nuova rubrica per raccontarvi il nostro SEMPLICE TOUR

di Matteo De Simone

La verità è che siamo troppo pigri o troppo vecchi per passare il tempo a riprenderci di continuo con i cellulari o le gopro e in ogni caso non avremmo la stoffa metodica e accanita degli youtuber. E’ già tanto riuscire a convincere l’orso Fede a uscire dalla sua tana per una foto e la trinità facebook, twitter, instagram ci porta via già parecchio tempo… Quindi abbiamo pensato: vediamo se la cara vecchia parola scritta sa ancora il fatto suo. Questa è una nuova rubrica, si intitola E’ solo un viaggio e vorremmo usarla più o meno una volta a settimana, da qui a gennaio, per raccontarvi UN SEMPLICE TOUR data per data. Bella idea vero? Così, semplice semplice.😛
Pronti? Partenza… E’ SOLO UN VIAGGIO.

UN SEMPLICE TOUR, DATA 0: BRA (CN) – Chiamata Alle Arti – Insolito Festival
Partiamo dalla fine, come si fa quando qualcuno ti chiede: com’è andata?
Bene. Molto bene.
A dire il vero io (Matteo) ero corroso dall’ansia. Prima del concerto me ne andavo su e giù per il backstage ripetendo a tutti quanto ero in ansia, per cercare conforto, ma rendendomi prevalentemente noioso e ridicolo. Per fortuna Matteo di Tirreno Dischi, che nella vita vera fa l’educatore in carcere e sa bene come infondere coraggio, a un certo punto mi si avvicina e comincia a dirmi “Ma dai, sei il numero uno. Sei il numero uno e lo sai bene”. E io, pur sentendomi subito un cretino, mi sono ripreso velocemente, perché alla fine l’autostima dei musicisti è una piuma: basta un soffio a farla volteggiare.
Il fatto da dire è che noi Nadàr non suonavamo insieme da quasi 10 mesi. Dieci mesi sono sufficienti ad accumulare ruggine. 10 mesi, se associati a un cambio di vita repentino, possono sembrare una vita intera che una settimana di prove non basta a ribaltare. La paura non era del tutto ingiustificata: mi sentivo come se fossi diventato incapace di suonare, di cantare in pubblico, di affrontare quello stress. Ma non ero il solo. Andrea (Dissimile) consumava il pavimento roteando le bacchette e fissando il vuoto. Daniele (Celona) avrà passato un’ora chiuso in camerino, nascosto sotto al cappello a ripassare le parti (si è dovuto imparare 16 brani in una settimana: medaglia al merito). Solo Fede sembrava pacioso e integro, seduto con la Les Paul in mano su una poltrona in fondo alla grande area separata con dei pannelli dalla parte pubblica. Il nostro vecchio Clint Eastwood della chitarra.
Ah, non l’abbiamo ancora detto: il Chiamata Alle Arti si svolge nella Stazione Di Bra. Il Movicentro prende tutta una parte dell’edificio della Stazione di Bra. E’ un bel posto affascinante. Peccato per le vetrate e i condotti d’aria in metallo che rendono l’acustica un po’ difficile.
Ogni tanto mi sporgevo oltre la tenda a fondo palco e pur provando una stima enorme per quei due che stavano suonando prima di me, l’ansia dominava e così ho iniziato a pensare che stavano esagerando, dovevano già aver finito, no! ne fanno un’altra? Adesso basta, che significa, qui c’è gente che sta male! Quei due erano Alberto Ferrari dei Verdena e Iosonouncane ed erano fantastici, ipnotici, bravissimi. Il che non faceva che aumentare il mio sconforto. La sala straripava di gente. Volevo solo sprofondare sotto le piastrelle. Menomale che a un certo punto Ugo (Mazzia) ci ha radunati come un cane da pastore e mi ha distratto agitando una bottiglia di spumante: c’era da fare il brindisi ufficiale di inizio tour: eravamo li tutti insieme, tutta la squadra: noi quattro, le nostre compagne, Ugo, Leonardo, Matteo e Filippo di Tirreno Dischi con i loro amici e la brava fotografa Valentina Cipriani. Mancava solo il comparto stampa. Abbiamo agitato i “calici” tutti insieme e via: adesso era partito tutto davvero.
Non vorrei dire banalità, ma il fatto è che è proprio come dicono: il palco è magico. Quando sali su, tutta l’ansia, la paura, l’inadeguatezza, restano giù. E tu ti senti protetto e al sicuro perché non ti è chiesto di fare altro che quello che sai fare. Perché ora ti ricordi di saperlo fare. Basta ricevere la voce del pubblico, qualche urlo, un saluto, un applauso, specie quando il pubblico c’è ed è folto come l’altra sera e la calma scende nel cuore. Allora ti puoi prendere tempo per controllare con lo sguardo i volumi, indossare il tuo strumento come un’armatura, respirare a fondo e accendere il fuoco al centro del petto. Sarebbe noioso se ora mi mettessi qui a raccontare il live (che mi ricordo a bagliori) pezzo per pezzo. Quello è giusto che lo facciano i recensori. Io vi posso solo dire che nonostante le mille difficoltà acustiche ci siamo divertiti. Tanto. Ci siamo ritrovati. Vi abbiamo ritrovati. Eravate sempre lì come vi abbiamo lasciati: appassionati e sorridenti, le avete cantate praticamente tutte (alcuni di voi sapevano già anche le nuove) a scquarciagola: Aprile, Cara Madre, Il Vento, La ballata, I tuoi Orecchini, Non Volevo, ecc… Non avete idea di cosa significhi sentirsi circondati dalle vostre voci (intonastissime!) e cantare con voi. La forza sprigionata dal sentirci un tuttuno con voi. Fatelo sempre, fatelo più forte che potete. La salvezza sta lì. Certo, era la data zero, dobbiamo scioglierci ancora un po’, Ma siamo scesi dal palco frastornati e contenti. Contenti anche di essere lì in quattro, di suonare, io e Fede, di nuovo con Daniele, come quattro anni fa quando è cominciata tutta questa folle avventura.
Solo quattro anni, come ricordavamo io e Daniele nel pomeriggio. Tutto questo è capitato in soli quattro anni.
Grazie di cuore a tutti, compresi i ragazzi di Chiamata Alle Arti che hanno organizzato tutto alla perfezione e il fonico Nico che ha fatto l’impossibile per salvare l’acustica.

Vi vogliamo bene. Ci vediamo a Legnano (MI) . Qui tutte le date.
Foto di Valentina Cipriani (www.valentinacipriani.com)

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