NADÁR SOLO A PISTOIA: il live report

UN SEMPLICE TOUR, DATA 2: PISTOIA – H2No

di Matteo De Simone

L’H2No lo conoscevamo già. Ci aveva ospitato durante il rush finale del tour di FAME, ci eravamo trovati benissimo con Pippo e soci e così abbiamo deciso di tornare da loro in questa prima parte del nuovo tour. La formula dell’H2No è ormai nota a Pistoia: si suona tardissimo, mai prima di mezzanotte e mezza e, finito il concerto, si balla fino all’alba. Così è impossibile andare a letto a un’ora decente, ma sei certo di suonare di fronte a un pubblico, sia che tu sia noto, sia che non ti conosca nessuno. La gente piano piano si ammassa nel locale in attesa del djset: inizi davanti a 50 persone e finisci che sono 250. D’altra parte Pistoia, si sa, non è zona facile per la musica dal vivo, ma qui lo specchietto per le allodole funziona e alla fine sono sempre tutti contenti: i gestori che riempiono il posto, i musicisti che oltre al proprio pubblico vedono arrivare tanti nuovi fan potenziali e il pubblico che, oltre al dance floor, rischia di portarsi a casa il cd di un gruppo nuovo, che non avrebbe mai ascoltato ma che, chi se lo aspettava… gli piace!

Di sicuro questa volta siamo molto più sereni rispetto a Bra, almeno io di sicuro. Lo spostamento a febbraio della data di Legnano prevista per il 21 ottobre ha rallentato un po’ i ritmi di questa ripartenza e la frenesia del primo mese. Così arriviamo al locale tranquilli, anche perché questa volta con noi c’è Andrea “Boe” Boeti, il nostro fonico e siamo sicuri che tutto suonerà come piace a noi. La cena è ottima nel ristorante fuori dal locale e la passiamo a chiacchierare con Pippo e gli altri di questo momento discografico italiano, delle sue assurdità, bellezze, bruttezze, eccetera eccetera. Verso le 23.30 ci ritroviamo tutti in camerino a rilassarci, sonnecchiare, chiacchierare preparare le scalette, in compagnia di Riccardo Pinna, che scatterà le bellissime foto della serata. Tutto procede per il meglio. A mezzanotte e trenta puntuali saliamo sul palco carichissimi e attacchiamo con Marco.

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Tutto troppo perfetto. A un minuto dall’inizio, ci troviamo tra le mani il più classico degli inconvenienti tecnici: il Dissimile spacca la cordiera del rullante e ci vediamo costretti a sospendere e ricominciare. Nulla di tragico: accadde anche ai Radiohead allo Szieget del 2005 di fronte a 100.000 persone. Ma fa girare i coglioni uguale. Il live riparte e scivola via veloce, siamo abituati a tenere un ritmo sostenuto. Il pubblico cresce poco a poco e per fortuna sotto al palco c’è un gruppo di sostenitori Nadàr che canta tutto dall’inizio alla fine e ci fa sentire a casa. Non avete idea di quanto questo possa svoltare l’umore di un concerto. E qui ce n’è davvero bisogno perché i problemi tecnici si susseguono tra microfoni che cadono, cassa della batteria che si sposta, il rullante che si rompe nuovamente. Con la coda dell’occhio avverto  Ugo che corre su e giù alle mie spalle quasi ad ogni brano e se non potessi rifugiarmi nell’immagine dei ragazzi che a un centimetro dalla mia spia cantano Cara Madre o La ballata a squarciagola e si muovono appassionati, il nervosismo salirebbe alle stelle. A un certo punto io e Ugo rischiamo addirittura di metterci a litigare sul palco (spero che non se ne sia accorto nessuno). Niente che non possa finire in una risata in camerino subito dopo il concerto, naturalmente.
Intanto il pubblico aumenta, arriva qualche fan nostro ritardatario, ma soprattutto arrivano i discotecari del sabato sera e si fermano li ad ascoltare, con un vodka lemon in mano. E rispondono ai cori, si godono un concerto nuovo. E questo è bello, distende e riscalda l’atmosfera, ci porta verso il bis con serenità ritrovata. Il finale è in crescita con Il Vento, Acqua del buon Celona, I tuoi orecchini e Non Volevo e con la chiusura strumentale e i volumi da pronto soccorso auricolare di Boe, la sala dell’H2No esplode e noi ci rifugiamo in camerino esausti e senza fiato. Verità (come dicono a Napoli): non siamo per niente contenti. Abbiamo suonato male, insicuri, le spie fischiavano, il palco per diverse ragioni non suonava come doveva. Ugo lo ha definito uno dei live più “strani” che gli siano capitati tra i duecentomila a cui ha lavorato.
E’ sempre confortante ricevere i vostri complimenti al banchetto e vedersi ripulire la valigetta dei dischi, ma un musicista sa quando ha suonato bene e quando l’ha semplicemente portata a casa. L’abbiamo salvata, diciamo così. Ma era ancora il rodaggio, ci stava.

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Più tardi, mi ferma un ragazzo un po’ brillo, sui vent’anni, sguardo intenso ed emozionato, occhi lucidi. Mi dice: “A me i gruppi come voi non mi piacciono di solito, non è la mia musica. Ma questa sera vi ho sentiti. Anzi, vi ho ASCOLTATI. E mi avete detto tanto cose.” Mi stringe la mano: “Ti volevo dire GRAZIE”.
Ecco: queste sono quelle grandi piccolezze che azzerano i problemi tecnici e i malumori e ti fanno andare a dormire sapendo che comunque hai fatto il tuo lavoro.

Ci vediamo ad ASTI il 18.11, amici. E da lì inizia il mese caldo del SEMPLICE TOUR!

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Foto di Riccardo Pinna: www.riccardopinna.com

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