E TORINO DOV’ERA?

Lezione imparata. La prossima non sbaglieremo.
di Matteo De Simone

Amici, ecco una nuova puntata di “E’ solo un viaggio”: Brescia e Torino.

16.12: BRESCIA – Lio Bar
Eravamo già stati al Lio nel corso del FAME tour. Un piccolo rock club d’altri tempi, un locale storico del circuito indipendente, dove praticamente tutti hanno suonato almeno una volta. Marco Obertini e il suo staff garantiscono ospitalità, gentilezza, passione e rigore d’intenti. Come avrà modo di dirmi Marco a fine serata “Io qui faccio suonare solo le band che mi piacciono”. Noi arriviamo al Lio puntuali, scarichiamo, montiamo, facciamo il check senza troppi intoppi, riuscendo a disporci in quattro sul piccolissimo palco senza perdere troppo spazio vitale. Io e Daniele scambiamo quattro chiacchiere con Andrea Amati, amico e autore bresciano passato per un saluto e poi arrivano gli amici Polar For The Masses, simpatici e giocherelloni. Ceniamo insieme divorando le abbondanti infornate di toast del Lio e poi noi filiamo in albergo per un riposino. Quando torniamo, verso le 22.00, il Lio è ancora quasi vuoto. Fuori c’è un freddo che ti prende a pugni e anche dentro la temperatura non scherza. Attaccano i Polar e ce li godiamo con piacere. I Polar spaccano. Sono precisi come macchine, cazzuti nel suono e nei testi, simpatici e coinvolgenti. Hanno un mare di esperienza e si sente. Siamo felici di averli con noi per queste due date. Ci lasciano il palco puntualissimi dopo 30 minuti di esibizione. Così saliamo e attacchiamo come sempre a bomba: Marco, Diamanti, La vita funziona da sé, una di fila all’altra. Appena finita la terzina, mi è chiaro subito che sarà dura. Faccio fatica a sentire la voce, il pubblico è timidissimo, quel tipo di pubblico che forse si sta godendo il concerto ma si dimentica di fartelo sapere. Applausi moderati, nessuno si muove. Io sono emotivo e quando il pubblico è così penso subito: ecco, stiamo facendo cagare. Per non rischiare il collasso nervoso da stress, decido di tentare la fortuna in Aprile e al momento dello stacco vocale oso invitando il pubblico a cantare. Con mia sorpresa e sollievo, tutti si uniscono prontamente in un coro da stadio “Domani piove, domani piove, domani piove…” Era come sospettavo. Se lo stavano godendo dentro, silenziosamente, senza dirlo a nessuno! Maledetti 🙂 Da lì inizia lentamente la discesa.  Daniele invita tutti a fare ancora qualche passo in avanti, ad avvicinarsi per stare più vicini. L’atmosfera si scalda e tutto procede liscio fino alla fine. Alla fine ci porteremo a casa una bella serata. Faticosa, ma bella.

17.12: TORINO – Spazio211
Lo dico subito: TORINO è andata male. E’ venuto forse un terzo della gente che ci aspettavamo. Cassiamo anche tutte quelle scuse con cui le band tentano solitamente di lavarsi la coscienza, tipo: “In città stasera c’erano un botto di eventi.” “Faceva troppo freddo.” “Il locale è un po’ fuori mano.” “C’era Juve – Roma”. Sono tutte cazzate. La verità è una: abbiamo dato Torino per scontata e la data non è andata. Non l’abbiamo praticamente promossa, pensando forse che a Torino ormai un concerto nostro si faccia da solo, che andrà bene di per sé. Siamo a casa no? O forse eravamo distratti da mille cose della musica e da mille cose della vita. Mai distrarsi. Le cose a cui tieni, come le persone, non si danno per scontate. Vanno curate sempre, senza mollare il colpo. La cosa buffa è che c’era gente dalla Toscana, da Milano, dalla Sardegna, addirittura dalla Puglia. Mancava solo Torino. E dov’era Torino? Da qualche altra parte, ma non a Spazio211. Mi perdonino i miei compari, ma non ho voglia di fare buon viso a cattivo gioco come tutti gli esperti di comunicazione mi consiglierebbero. Non ho nessuna voglia di far finta che sia stato un successo, omettendo qui, omettendo la, soffermandomi solo sulla metà piena del bicchiere. Mi sentirei ridicolo e tradirei lo spirito di quello che stiamo facendo. Voglio invece raccontarvi solo la verità. E la verità è che sono salito sul palco e sono stato investito da uno tsunami di tristezza. Mi sono sentito come se non io, ma tutto il pubblico fosse triste. O no? Ditemelo se sbaglio. Empaticamente triste. Triste per noi. Magari esagero, ma ho sentito questo. Che siete un pubblico che ci vuole bene e vi dispiaceva vedere meno gente del solito per i vostri. Sbaglio? E’ stato come se questa vostra delusione avesse guidato l’intero live, anche se noi abbiamo cercato di fare del nostro meglio. O così è stato per me. Ma non mi sto lamentando. Anzi, ringrazio col cuore chi è venuto, chi ha voluto esserci, chi si è fatto centinaia di chilometri, chi addirittura si è portato una tela e l’ha fatta dipingere a ognuno di voi e a fine serata, mostrandomi il quadro coloratissimo (intitolato SEMPLICE) mi ha detto: “Ecco, questo è il vostro pubblico. Questi sono i sorrisi che gli avete regalato”. Questa persona è la dolcissima Silvia Puggioni. Giuro Silvia: questa cosa, questa piccola cosa mi ha commosso e mi ha risollevato a fine serata. Grazie.

Lezione imparata, Torino. La prossima non la sbagliamo.

UN SEMPLICE TOUR procede a GENOVA, Teatro dell’Altrove, venerdì 23 dicembre. Chi porta il panettone? 🙂

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One thought on “E TORINO DOV’ERA?

  1. Fabio ha detto:

    Concordo con te in tutto! Sono di Ivrea,ho comprato “semplice” qualche settimana fa perché le canzoni sentite qua e là sul tubo mi hanno attirato molto. È un bel disco! Complimenti.. Aspettavo un live a Torino per godere del vivo ma con la paura di non poter entrare essendo stato sprovvisto di prevendita. Avendo amici musicisti in comune pensavo di non riuscire nemmeno ad entrare dal casino che mi aspettavo! Invece ci sono rimasto di stucco quanto voi. Però una cosa te la devo dire.. Avete spaccato di brutto come se ci fosse stato il pienone! Questa esperienza ve la ricorderete quando fra un po’ facendo il botto vi ritroverete a riempire qualche palazzetto perché no anche a Torino! Altro che spazio 211 a dicembre “quel 2016”.. Fabio

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